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mercoledì, 24 ottobre 2007

L'uomo-pitbull

Su La Stampa, in edicola oggi, ho raccontato la storia di un uomo che vive coi suoi dodici pitbull, in una cascina rock and roll. Copio qui il pezzo originale, senza tagli.


Giurano che una volta non fosse così. Che la passione per gli animali fosse una passione e basta, niente di morboso, «massì, era normale» raccontano. Poi le cose hanno preso un’altra piega. I cani hanno iniziato ad aumentare. Oggi sono dodici, «due rottweiller, qualche pastore tedesco, strani incroci» spiega il veterinario che ogni tanto si presenta per un controllo. «Hanno l’aspetto feroce, ma tutto sommato sono mansueti». Le autorità vogliono sfrattarli. Vigili, operatori sanitari, funzionari comunali: di qui sono passati tutti. Se ne sono andati, torneranno.

Tommaso Racca ha cinquantadue anni e un matrimonio alle spalle: vive in affitto in una cascina enorme, poco lontano da Bra. Una cascina storica, piena di famiglie, che racconta storie di integrazione felice -rumeni che lavorano la campagna come hippie, piccoli imprenditori agricoli che si mescolano ai contadini della zona- e si affaccia sui campi. Al centro del casale c’è quello che rimane di una vecchia cappella: mancano le finestre, spicca una croce in ferro battuto. Di fianco, la cuccia gigantesca dei quindici “bastardi”. «I cani dormono lì, ammassati nella stanza. Il padrone spesso passa la notte fuori, in una Peugeot che ormai è diventata la sua camera da letto», racconta velenoso un vicino. Le famiglie che popolano la cascina sono furibonde. Ululati, odori, qualche rischio. Gli animali passano la maggior parte della giornata in un recinto, ma capita che qualcuno riesca a scappare. Puntualmente scattano le segnalazioni. «Ho una pila di denunce alta così», ride Tommaso. «E guarda che i miei cani non hanno mai fatto male a nessuno». Ma il branco spaventa.

Pluto è un pitbull di cinque anni. Ha avuto due vite. La prima stava finendo quando il padrone gli ha piantato un fucile in mezzo agli occhi. Lui gli è volato addosso, l’ha aggredito. Si è salvato. E si è ritrovato due giorni dopo nel cortile di Tommaso. «All’inizio non si muoveva, poi si è scatenato. Ho aspettato un pomeriggio. Un altro. E alla sera gli ho aperto la porta: “Vuoi entrare? Entra. Se no stai lì”. E’ entrato. E adesso è uno del gruppo». Storia diversa, finale simile, per Greta, il cane lupo di nove anni che comanda l’esercito di meticci. «Stava tutto il giorno legata a una pianta. Si attorcigliava alla catena, sotto il sole. Era estate. L’ho vista, l’ho presa». Semplice. «Io ai miei cani do tutto quello che ho. Non si sono mai lamentati. Quando avevamo l’acqua alle caviglie, il fango in casa, loro mica se ne sono andati? Son stati con me. Per questo quando qualcuno cerca di portarmeli via glielo impedisco. Sono la mia vita, vale la pena combattere».

Quando gli animali diventano troppo numerosi, bisogna trasformare l’«allevamento casalingo» in canile. Lo prevede la legge. Ma la cascina è tutelata dai Beni Culturali, le modiche strutturali non sono possibili. In ogni caso, Tommaso se ne frega: «Non mi piacciono i canili. Le gabbie, le procedure. I cani devono essere liberi, qui lo sono. Dormono dove vogliono, entrano in casa quando vogliono. La legge delle bestie non prevede i canili, e quella è la legge giusta». Tommaso con i lupi ci balla per davvero. Nella stanza che confina con la sua ha messo radici una rock band. L’ex ricovero per gli attrezzi si è trasformato in una sala prove: poster dei Rem alle pareti, qualche locandina di concerti posata sul divano, sigarette di rito schiacciate nel posacenere. «Questa cascina è pazza», scherzano. L’uomo lupo è ritornato a Bra da un paio di anni. «A diciotto anni me ne sono andato di casa» racconta, «ho girato tutta l’Italia in bicicletta. Son stato in Sardegna, poi a Civitavecchia. Ho imparato a ristrutturare le case, e mi sono accorto che i soldi non mi servivano a niente. Allora ho lasciato tutto quello che ho ereditato, più o meno vent’anni fa».

Tommaso è allergico allo Stato, alle norme. «I politici mi fanno pietà», ringhia. Non ha telefono né patente, «non esco mai, son sempre qui dal primo gennaio al trentun dicembre» spiega. «I rapporti con gli uomini sono complicati, possibile che debba essere così difficile? Guarda i cani. Son lì che corrono, si divertono, poi magari litigano e si mordono. Faccio un fischio, e ritornano tutti tranquilli». Di solito parla pochissimo, a volte si lancia in lunghi monologhi. Proprio come Kevin Costner, spedito dalla cavalleria a combattere gli indiani («Nessun uomo può dire a un altro cosa fare» urlava in Balla coi lupi), e a innamorarsi di una pellerossa. Anche se è difficile che una storia d’amore possa nascere nella campagna intorno a Bra. «Tanto a lui bastano i cani», sibilano quelli che, almeno per qualche ora, hanno cercato di trasformarsi in Crudelia Demon. Quelli che non riescono a digerire la presenza degli animali, del signore schivo e un po’scontroso, che quando arrivano visite scompare dietro il fienile, in silenzio. Poi, appena la macchina si rimette in moto, sbuca con la testa dalle inferiate del cancello. Aspetta che l’auto abbia svoltato, si gira, e torna a godersi il suo sogno di bambino che è invecchiato con lui.

postato da: dandyindie alle ore 09:00 | link | commenti (2)
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Commenti
#1   25 Ottobre 2007 - 23:54
 
finalmente l'hai beccato!

gio
utente anonimo

#2   29 Ottobre 2007 - 10:08
 
che sballo cazzo
cerca cerca l'hai sgamato
bravo
nilo
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