
Ho preparato un pezzo per Stilos. Un pezzo su un romanzo appena uscito. Dalla copertina fichissima, perchè oggi alla Fnac se ne stava lì in mezzo agli altri e mi ha strappato un sorriso. Poi, ho comprato quello che gli stava di fianco, ma solo perchè quello era già al sicuro nello zaino. Il romanzo, si chiama "Buoni propositi per l'anno nuovo". L'articolo uscirà la prossima settimana. Questa, è un'intervista che Giorgio mi ha concesso, e che qui posto. Spero possa interessare. Io credo di si. Chi cita Kafka, scrive di poker, di rock and roll e di amori mancati con la stessa forza: ecco, non credo possa non interessare.
Bonus track: In tempo di pace, tratto da 'tina
Bonus track (pt.2): The New Year- Death Cab for Cutie (tasto destro e salva con nome)
Marco Bosonetto è uno scrittore intelligente e talentuoso. Dovrebbe essere sempre così, non lo è quasi mai. Ho aspettato molto a leggere il suo "Morte di un diciottenne perplesso", per colpa di un titolo che trovo brutto, poco significativo. Sbagliavo. "Morte"è una raccolta di racconti strepitosa. Marco è di Cuneo, ora vive a Piacenza. Ma la sua cuneesità emerge, si fa pregio, si trasforma in un sentire disilluso ed ironico. La città triangolare è sullo sfondo, eppure ogni tanto emerge prepotente. Emerge anche nelle teste nei ragazzi che popolano il libro. Ragazzi convinti che "un oppressore abbia sempre torto ma non che un oppresso abbia sempre ragione". Personaggi profetici, chè il tenore di vita della nostra generazione sarà inferiore a quello dei nostri genitori. Traslocatrici folli, mulier flexibilis, presentatrici televisive sicure che la vita succeda lì dentro (nella scatola). Dementi che si commuovono con le sigle dei cartoni animati, nostalgici da salottino. Niente luoghi comuni, niente ribellismi. Nella città triangolare gli psichiatri non assomigliano a Morelli, Quando va male ci si confessa con gli amici. "Caro Simone, certe volte ho l'impressione di non aver sposato una moglie ma un cahier de doleances". Poi ci si concentra sull'infanzia, con lo strepitoso Cunzo Podda, rotto in culo. Già apparso su un vecchio Maltese. Applausi per Marco. Lì dentro si legge di tutti noi. Lì dentro ci sono menzogne, colpi bassi, innamoramenti. Tutto quello che ci serve, tutto quello che ci servirà.
Se n'era già parlato qui. Ora si è ripreso il discorso, tutto pubblicato sull'ultimo Stilos.

Nel numero oggi in edicola, il settimanale Carta pubblica un mio pezzo su Ferretti, e sul suo libro «Reduce». Spero non sia maleducato, o offensivo. Ho cercato di riderci su. L'affetto è sempre quello.
Camillo Langone è un conservatore buffo, prestato dalla Chiesa alla buona tavola per il bene dei fedeli. Parmigiano, scrive quasi quotidianamente una rubrica sul Foglio, una rubrica di invocazioni grottesche e insieme colte. Langone ama le esagerazioni, detesta i gay, sostiene la superiorità del cristianesimo. Soprattutto, Langone, è attratto morbosamente dai borderline “volontari”, dai peccatori consapevoli. Giovanni Ferretti è uno di questi.


Sto preparando un articolo su un fenomeno- credo- non troppo conosciuto: l'editoria a pagamento. Facendo qualche domanda, si scoprono cose incredibili. Gente che paga fino a quattromila euro per veder stampato il proprio libro, editori che obbligano l'autore ad acquistare un numero spropositato di copie che non leggerà nessuno, contratti criminosi. Eppure, nonostante trovi questa cosa allucinante, non riesco neppure a mettermi dall'altra parte: come spendere tutti quei soldi per appagare un desiderio (pubblicare) che non ha in sè niente di così desiderabile? Come non rendersi conto di un fatto così chiaro da sembrare scontato: che quello editoriale è un mercato, esattamente come tutti gli altri, e che far sentire la propria voce, soprattutto quando non sembra interessare a nessuno, oltre ad essere presuntuoso è folle e insensato. Ora, dalle logiche del mercato può essere più che possibile svincolarsi: c'è una strada, adorabile, che è quella dell'autoproduzione: se voglio- immaginiamo- pubblicare qualcosa che ritengo interessante, posso agevolmente superare le barriere editoriali: stampo qualche copia (e con la stampa digitale non è così costoso), metto il culo fuori dalla porta di casa, cerco di promuovere il mio lavoro. Nella musica, una cosa del genere succede da sempre, e spesso ha dato risultati favolosi. Ecco, una strada possibile potrebbe essere quella del diy: ovvio, non selvaggio, ma studiato e prodotto al meglio, con una dose di incoscienza irrinunciabile. L'altra (strada) potrebbe essere lasciar perdere: rendersi conto che al momento il mercato non è disponibile, che il proprio lavoro non è richiesto, che l'urgenza di scrivere, se esiste, è soltanto negativa. L'urgenza, ne sono convinto, è nemica della scrittura: fatta di cesello, sottrazione, lentezza. Ma l'editoria a pagamento, signori, l'editoria a pagamento no.