Difficile farsi un'idea sul mondo pallonaro. Impossibile. Più facile capire le dinamiche della dirigenza: una dirigenza che- ehi!- ha molta, moltissima fretta di dimenticare. Capire, condividere è un'altra cosa. La cosa più assurda, però, è il tono. Il tono che i giornali e le trasmissioni televisive dedicano all'argomento "Ultras". Un tono che va, costantemente, fra il giustizialista e l'inquisitore, fra il finto comprensivo e il paternalistico. Un tono fasullo, ignorante, distante. Avete avuto la politica, abbiamo avuto il calcio. Questo è. La Lucia Annunziata che ricorda felice e orgogliosa i sanpietrini scagliati contro Luciano Lama è più dolorosa dei ragazzi che raccontano le scazzottate con la polizia. Il Liguori pentito "s'era ragazzi", è più strisciante di uno striscione offensivo. Io non vado allo stadio. La mia squadra ha uno stadio brutto, una dirigenza brutta, una tifoseria brutta. La mia squadra è brutta. Domenico sì. Domenico è un amico-scrittore-urlatore-musicista pazzo. Un pazzo bello. Questo è quello che scrive(va) in Sensomutanti, il suo romanzo d'esordio. In tutte le trasmissioni sul mondo pallonaro non c'è stato nessuno capace di citarlo. Di consigliarlo. Forse nessuno si è neppure preso la briga di leggerlo. Perchè, si è detto, sono striscianti-ignoranti-orgogliosi. Questo paragrafo vale dieci Controcampo e venti Domeniche Sportive.
Basta lame, basta infami da Sensomutanti
"Era una filosofia, un modo di pensare “pulito” nella nostra lucida follia, quattro parole che volevano codificare il senso di una Mentalità, una condotta morale che non prevedesse scontri armati, agguati infami, coinvolgimento nelle nostre questioni di tifosi normali o di chi dello scontro fisico, giustamente, nulla ne vuole sapere.
Un codice morale disatteso, purtroppo, da molti. Il Collettivo adottò questa linea di condotta in toto. Il Collettivo, sebbene continuasse a definirsi Autonomo e ad avere una matrice fisiologica a sinistra, in onore del Pompa il mitico fondatore della Fiesole Ultras, decise di lasciare la politica fuori dai cancelli e dalla gradinata. Lasciarla ai collettivi politici o alle sezioni di partito, ma in curva un’unica fede doveva unirci: quella per la Viola. Fummo precursori, come al solito. Molti non compresero, molti ci accusarono di trasformismo e opportunismo: nel culo! Politicanti da strapazzo! Io la mia coscienza militante ce la metto da trent’anni in ogni frammento della mia vita, ma allo stadio che c’entra. Per lo meno non più adesso. Gli anni settanta furono. Stop".
Domani, al Nou Camp di Barcellona, 90.000 spettatori assisteranno alla sfida tra
la rappresentativa della Catalogna e quella dei Paesi Baschi.
Un match atteso soprattutto a livello politico.
«Il mio sogno è vedere, un giorno, la Nazionale dei Paesi Baschi nella fase finale dei
Mondiali», dice Juan Josè Ibarretxe, massimo esponente del governo
autonomo basco. «Magari -aggiunge- proprio contro la Catalogna».
È la prima volta in 35 anni che le selezioni delle due regioni
autonome si incontrano. L'evento sportivo è destinato a passare in
secondo piano, come evidenzia anche il quotidiano catalano 'Sport'.
«La Catalogna rappresenta un'illusione. Non aspira a conquistare
nessun trofeo, non punta a partecipare a Europei o Mondiali. Sappiamo
tutti che questo è un sogno impossibile. Però la squadra allenata da
Pere Gratacos riempirà il Nou Camp: forse non darà spettacolo, forse
perderà contro Euskadi .Lo stadio, però, sarà
pieno di passione e sentimento. L'obiettivo è uno solo: rivendicare
ciò che è giusto. La partita è stata 'pompatà da una serie di spot
televisivi che hanno alimentato polemiche roventi.
Sotto accusa soprattutto l'idea di mostrare un bambino, vestito come un giocatore
della nazionale spagnola, che impedisce di giocare ad un coetaneo con
la divisa della selezione catalana.
